Gli occhi dico­no tut­to! A cosa presta­re atten­zio­ne quan­do si acqui­sta pes­ce fresco

Se si acqui­sta il pes­ce con i sen­si, rara­men­te si sba­glia. Il pesci­ven­do­lo Paolo Bianchi ci spie­ga come rico­no­sce­re la buo­na qualità.

02.05.2025

Di soli­to basta uno sguar­do agli occhi per capi­re se il pes­ce è fres­co. “Gli occhi devo­no esse­re chia­ri e nit­i­di”, spie­ga il pesci­ven­do­lo Paolo Bianchi del­l’a­zi­en­da fami­lia­re Comestibles Bianchi AG. Questa è la carat­teri­sti­ca più importan­te per deter­mina­re la fre­schez­za di un pes­ce“. Ma secon­do lui, se un pes­ce ha gli occhi leg­ger­men­te anneb­bia­ti, non signi­fi­ca auto­ma­ti­ca­men­te che sia cattivo“.

Bianchi sa di cosa par­la. Da olt­re qua­ran­t’an­ni con­segna spe­cia­li­tà di pes­ce da tut­to il mon­do a ristor­an­ti, alberghi e gran­di consumatori.

Paolo Bianchi

Come pos­so veri­fi­ca­re la fre­schez­za del pesce?

La qua­li­tà si rico­no­sce anche dal­l’o­do­re. „Deve ave­re un sapo­re puli­to che ricor­di il mare e il lago. Ma in nes­sun caso deve ave­re un retro­gu­sto di uova mar­ce o alt­ro“, spie­ga Bianchi. Quindi, quan­do si trat­ta di acquista­re il pes­ce, biso­gna fidar­si dei pro­pri sen­si. Oltre alla vista e all’olfat­to, si può per­ce­pi­re anche la fre­schez­za. „Se si pre­me un po’ sul pes­ce con il dito, la car­ne dov­reb­be cede­re leg­ger­men­te. Ma allo stes­so tem­po non deve esse­re trop­po mol­le“, spie­ga Paolo Bianchi.

Anche una pro­va a casa dopo l’ac­quisto può esse­re uti­le: Se si tiene un pes­ce in aria e il suo cor­po non oscil­la, signi­fi­ca che è sta­to pes­ca­to nel­l’ul­ti­mo gior­no o due. È quin­di anco­ra in uno sta­to di rigor mortis.

Mentre per veri­fi­ca­re la fre­schez­za di una tro­ta inte­ra è pos­si­bi­le guar­dar­la negli occhi, è un po’ più dif­fi­ci­le per i pez­zi di pes­ce già taglia­ti. Anche in que­sto caso, Bianchi con­si­glia di osser­va­re l’o­do­re e la con­si­sten­za del­la carne.

Come con­ser­va­re cor­rett­amen­te il pes­ce fresco?

Una vol­ta acquist­a­to, il pes­ce può esse­re con­ser­va­to in fri­go­rife­ro per due o tre gior­ni sen­za pro­ble­mi. La zona a 0°C del fri­go­rife­ro (nota anche come scom­par­to del­la fre­schez­za) è la più adat­ta. A que­sta tem­pe­ra­tura, gli enzi­mi che rovin­ano gli ali­men­ti lavor­ano più len­ta­men­te. Se nei prossi­mi mesi le tem­pe­ra­tu­re si alzer­an­no, è con­si­glia­bi­le port­are con sé una bor­sa iso­lan­te quan­do si va a fare la spe­sa. Le varia­zio­ni ecces­si­ve di tem­pe­ra­tura dis­trug­go­no le pro­te­ine e le fib­re del pes­ce. Questo si farà sen­ti­re in segui­to duran­te la cot­tu­ra. Da qui l’im­port­an­za di una rego­la­re con­ser­va­zio­ne in frigorifero.

Luca e Giulio con­trollano la qualità

E che dire del pes­ce congelato?

Ogni gior­no, una ven­ti­na di pes­ca­to­ri pro­fes­sio­ni­sti dal Lago di Ginevra al Lago di Costanza con­segna­no il pes­ce appe­na pes­ca­to a Paolo Bianchi in Svizzera. Altre varie­tà, come il branz­ino, ven­go­no con­seg­na­te con­ge­la­te dall’Indonesia, ment­re il filet­to di per­si­co Victoria pro­vie­ne dal­la Tanzania. Per il pesci­ven­do­lo non c’è motivo di tene­re il bron­cio per il pes­ce con­ge­la­to. “La tec­no­lo­gia odier­na è così sofi­sti­ca­ta che qua­si non si nota la dif­fe­ren­za tra il pes­ce appe­na pes­ca­to e quello con­ge­la­to”, spie­ga. Il pes­ce vie­ne infat­ti sur­ge­la­to a ‑80°C dopo la cat­tu­ra, man­ten­en­do intat­te le cel­lu­le e le sostan­ze nut­ri­ti­ve e con­ser­van­do il pes­ce in modo delicato.

A ciò si aggi­unge una cate­na del fred­do impec­ca­bi­le, che garan­tis­ce che il pes­ce arri­vi pres­so il cli­ente qua­si appe­na pes­ca­to, nono­stan­te sia con­ge­la­to. Bianchi aggi­unge: “Se si ven­de pes­ce pre­ce­den­te­men­te con­ge­la­to, que­sto deve esse­re semp­re indi­ca­to sul­la con­fe­zio­ne”. In alt­re paro­le: pre­para­re il pes­ce il più rapi­da­men­te pos­si­bi­le e non con­gel­ar­lo mai più.

Come si pre­pa­ra il pes­ce fresco?

È neces­sa­rio pas­sa­re il pes­ce sot­to il rubi­net­to pri­ma di cucin­ar­lo? “Non è neces­sa­rio”, rispon­de Bianchi. „Ma chi è infa­sti­di­to dal muco può ovvia­men­te farlo.

È anche pos­si­bi­le rin­un­cia­re alla squa­ma­tu­ra per la mag­gi­or par­te dei pesci. “La pel­le rima­ne più soda con le squa­me”, spie­ga. „E se li si frig­ge con la pel­le, diven­ta­no bel­li croc­can­ti. Solo le squa­me di pesci spe­cia­li come la tri­glia sono un po’ dure e posso­no esse­re rimos­se con un col­tel­lo affi­la­to. Per far­lo, si met­te il pes­ce su una tavo­la, lo si tiene per la coda e lo si squa­ma con il lato smus­sa­to di un col­tel­lo, dal­la coda alla testa“.

E come pre­fe­ris­ce cuci­na­re il pes­ce fres­co Paolo Bianchi? “Semplicemente in cro­sta di sale”. Nel for­no di Bianchi, natur­al­men­te, arri­va appe­na pes­ca­to e con le squame.